Si, adoro la musica.

La suono e la ascolto da molto prima di iniziare a perdere i capelli.

E adoro anche il marketing. Ed è per questo che, negli ultimi anni, ho preferito stare “dietro le quinte” (o forse sarebbe più corretto dire “dietro il palco”) e studiare, analizzare, comprendere tutte le dinamiche legate alla promozione musicale e alle possibilità che le nuove tecnologie offrono agli artisti per far risuonare i loro brani in luoghi fino ad ora inaccessibili.

E quindi di musica mi piace anche scrivere. Così come di promozione musicale e di marketing.

Ma dove iniziare quando si parla di promozione in ambito musicale?

Beh, scontato direi: dalla MUSICA.

L’obiettivo è farla arrivare a quante più persone possibile. Ma come?

Mentre fino a qualche anno fa l’unica opzione era quella di sottoscrivere il fatidico contratto con una casa discografica, sperando di venire “scoperti” dal talent scout di turno, ora la situazione si è completamente ribaltata.

Il web ha fornito ai musicisti tools per ottenere visibilità fino ad ora impensabili.

Le strade quindi sono sostanzialmente tre: una rimane quella di ottenere un contratto discografico con una major (quelle che controllano il mercato), una è quella che porta alle label indipendenti o “indie”, e l’altra è quella del self-publishing.

Ciascuna di esse ha dei pro e dei contro:

MAJOR

Pro:

– Il marketing è gestito interamente dall’etichetta discografica;

– La distribuzione sui diversi portali musicali anche (Spotify, iTunes, Tidal, Deezer, Amazon, Google Play etc.);

– Le major sono ancora in grado di poter distribuire in quantità industriale CD, DVD e Vinili;

– Le major si fanno carico del merchandising, l’organizzazione dei tour, le registrazioni in studio e molto altro;

– Il bacino d’utenza è ampio, avendo già un brand riconosciuto e i giusti contatti;

– Aumentano esponenzialmente visibilità e possibilità di guadagno;

Contro:

– Alcune case discografiche richiedono l’esclusiva;

– I contratti non sono mai vantaggiosi per l’artista;

– Le royalties provenienti dalla vendita dei dischi, dallo streaming, dal merchandising e dai concerti rimangono alla major;

– Alcune scelte musicali vengono assoggettate alle politiche di marketing e comunque tutte le condizioni contrattuali vengono fatte a discapito della libertà artistica del musicista;

INDIE

Pro:

– Più rispetto per la musica dell’artista;

– Condizioni contrattuali più favorevoli per l’artista;

– Piena libertà artistica e compositiva;

– La distribuzione non è solo online ma anche su supporti fisici (CD, Vinili);

Contro:

– Dal momento che le piccole etichette hanno chiaramente budget limitati, questo si riflette anche sugli sforzi in sede di marketing e di promozione (e con esso intendo merchandising, concerti etc.);

SELF PUBLISHING

Pro:

– L’artista distribuisce la musica ai suoi fans senza intermediari (o al massimo uno, il distributore);

– L’artista ha la piena libertà compositiva e artistica;

– L’artista ha la piena proprietà delle royalties, dei guadagni provenienti dalle esibizioni dal vivo e dal merchandising (nelle prossime puntate parlerò anche di questo);

Contro:

– Senza contatti di un certo spessore non è facile farsi notare nel mare magnum di materiale che ogni giorno vede la luce;

– L’artista, oltre che a suonare e registrare gli album, deve anche pensare al marketing, alla distribuzione, all’organizzazione dei tour ed il tempo, potete immaginare, non è mai abbastanza;

Esistono numerosi servizi online che consentono all’artista di pubblicare autonomamente la propria musica su tutti i più grandi portali musicali. Tra questi, quello che consiglio per iniziare è Soundrop.

E’ gratuita l’iscrizione, è semplice caricare i propri lavori e permette di distribuire i singoli / album su SpotifyiTunesDeezerAmazon e Google Play.

Hai una band o collabori con più musicisti? Soundrop consente di splittare le royalties tra tutti i suoi componenti in modo semplice senza doversi scervellare in lunghaggini contabili.

Un’altra feature davvero interessante è la Cover Song Licensing: per soli 9.99$ LIFETIME, Soundrop calcola e compensa con le royalties dovute gli artisti proprietari del copyright delle cover che decidete di distribuire.

Cerco di essere più chiaro: sei un cantante e hai un canale Youtube dove pubblichi la tua versione di un brano di Ed Sheeran. Ora puoi vendere quella stessa cover su Spotify o iTunes in modo facile e veloce con Soundrop, il quale si occuperà di versare le eventuali royalties al proprietario dei diritti della canzone di Ed Sheeran.

Una figata, vero?

Qui trovi maggiori informazioni e una guida dettagliata:

https://support.soundrop.com/hc/en-us

Le commissioni di ciascun store ammontano a circa 25–30% mentre quella di Soundrop è del 15%. E’ evidente che per poter arrivare ad un break-even accettabile siano necessari diverse migliaia di ascolti e downloads.

Rimane comunque un mezzo incredibilmente potente per dare visibilità alla propria musica.

Questa è una veloce e, spero, esaustiva panoramica sui modelli di business più utilizzati nel mercato musicale. Non è facile eviscerare completamente questo argomento in un solo articolo, ma mi auguro di aver reso chiara il più possibile l’idea.

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A presto,

Antonio