Spesso penso al processo creativo: come funziona e come trovare il tuo sound personale.

Specialmente quando le cose non vanno proprio come voglio. Infatti mi è spesso capitato di non riuscire a terminare dei brani senza saperne il motivo.

Forse mancanza di ispirazione, forse poca voglia. In realtà il motivo è quasi sempre lo stesso: la difficoltà nel trovare il sound giusto.

Io sono il primo ad ammettere di avere delle lacune nel mio processo creativo personale.

E’ assolutamente naturale e normale per tutti. Anche per gli artisti più affermati.

Io provengo da un background “classico”, ho studiato chitarra e pianoforte (la musica classica che apprezzo tantissimo ora, non mi impressionava più di tanto quando avevo 10-11 anni), mi sono esaltato cercando di emulare i grandi pianisti jazz e poi, su una vecchia chitarra Fender, suonando sui dischi di Jimi Hendrix spesso con risultati esilaranti.

La cosa bella della chitarra o del piano però, è il fatto che sono strumenti “immediati“.

Non c’era molto lavoro da fare per ricreare quello che avevo effettivamente in testa.

Il Sound Design, per come lo può intendere un musicista elettronico, era assolutamente trascurabile.

Una volta che hai ottenuto un timbro che ti piace, il tuo, allora il resto viene abbastanza automaticamente.

Il mio primo passo nella musica elettronica era una tastiera Roland di seconda mano, che aveva al suo interno BEN 128 presets!

A quel punto mi ritrovavo con la mia chitarra e 128 suoni da poter usare nel modo a me più congeniale.

Ora come ora ti potranno sembrare pochi, se confrontati con l’infinità di scelta attuale tra software e hardware, ma per me erano un’infinità.

Da lì in poi iniziò il mio amore verso la musica elettronica: così tante possibilità, così tanto da imparare, così tanto da fare.

Quello che però mi sembrava un sogno inizialmente, si è trasformato poi in un piccolo problema: così tanta scelta, così difficile trovare la “vibrazione” giusta.

L’immediatezza che avevo suonando la sei corde è venuta meno tutta d’un tratto.

Creare musica elettronica è molto diverso dal suonare una chitarra in una band: il fatto che il riff di un synth sia fantastico di per sé, non implica automaticamente che all’interno di un brano completo, possa funzionare.

Infatti la scelta del suono giusto, personale, è diventato col tempo un fattore chiave della riuscita o meno di un pezzo.

La Scelta degli Strumenti

Puoi avere tutte le idee migliori ma se non azzecchi la scelta degli strumenti, il tuo pezzo sarà probabilmente amatoriale o scolastico.

Per i chitarristi è semplice: una ballata con una chitarra acustica è quella, un bel giro di accordi, il suono delle dita che scorre gentilmente sulle corde, delle ghost-notes, dei glissati. Non c’è tanto altro da aggiungere e la tua tavolozza sonora è pronta.

1 chitarrista = 1 preset.

Se il chitarrista è particolarmente talentuoso si possono avere delle piccole variazioni nel preset, ma alla fine il suo lavoro è quello.

Con la musica elettronica non è affatto così.

Nella musica elettronica devi trovare 3 cose: il suono giusto di per sé, quello che funziona globalmente insieme a tutti gli altri strumenti e quello che rende il brano speciale e memorabile.

Focus

Inoltre c’è sempre la tentazione di emulare qualcuno famoso, ma questo diventa un tuo svantaggio a lungo andare. Ti farà sembrare come la versione “low-cost” dell’originale.

FOCUS

Se c’è una cosa che ho imparato in più di vent’anni di musica, è che devi scegliere in cosa vuoi veramente eccellere e non perdere il tuo focus.

Ti accorgerai che inizierai seriamente a migliorare solo quando smetterai di switchare da uno stile all’altro, magari seguendo le mode o magari scopiazzando un artista che ti piace particolarmente.

Non sto dicendo che non devi avere un’ispirazione, ma poi concentrati e focalizzati sul cercare quel suono distintivo che ti caratterizza maggiormente.

Se questo lavoro ti sembra particolarmente difficile, ti consiglio di creare il tuo modulo sonoro personale. L’unico strumento sul quale farai musica.

Ossia trovare quei pochi suoni che lavorano meglio insieme. Provane 3-5 finchè non arriverai a quello giusto. Se qualcosa non funziona allora sarà necessaria qualche piccola correzione, ma con l’esperienza diventerà una cosa naturale perché il tuo orecchio sarà allenato a queste situazioni.

A questo punto potrai produrre musica molto più velocemente, con la consapevolezza che la tua scelta ha funzionato e continuerà a funzionare nel tempo.

Ti faccio un ultimo esempio:

prova a pensare a un DJ che usa solo vinili. Ad ogni serata può portare solo un numero limitato di dischi, no? E quindi cosa fa? Porta i dischi che conosce bene e solo quelli che crede, in quella determinata situazione, possano esprimere al meglio la sua identità.

Conclusione

Tu a che punto sei? Hai già trovato il tuo sound o stai ancora navigando nell’oceano di software e preset o cambiando sintetizzatore ogni settimana?